
martedì 3 giugno 2008
domenica 1 giugno 2008
La realtà supera la fantasia, quindi, per favore, un pò di afasia
Gentilini: stop ai cani stranieri
Il prosindaco di Treviso: «Chiedo un salto di qualità» Gelo dei veterinariTREVISO
Tolleranza zero, difesa dei diritti degli italiani, salvaguardia delle tradizioni locali. Non sono temi nuovi, quelli sul tavolo del prosindaco di Treviso, il leghista Gentilini. Solo, questa volta, la crociata è a difesa dei cani. Italiani, certo.
«Non vogliamo razze straniere - ha detto il vicesindaco- oggi chiedo un salto di qualità: avere come amico dell’uomo i cani e le razze che avevano i nostri progenitori. Vogliamo quegli amici dell’uomo che accompagnavano i nostri agricoltori e rispettavano l’economia floreale».
La notizia, riportata dalla "Tribuna" di Treviso ha suscitato la reazione di allevatori e veterinari. Ha detto Fabio Fattori: «I cani sono sempre incroci di razze che vengono da diverse aree geografiche. È difficile trovare una razza italiana di cane, figuriamoci una veneta o addirittura trevigiana». Anche l'allevatore Guido Pontello smentisce l'esistenza di "padani a quattro zampe". «Al massimo l’unica connotazione possibile è nazionale, vedi il setter inglese o il bracco italiano. Più specifici non si può andare».
lunedì 26 maggio 2008
Una giornata atipica
Premessa
Questo post è completamente inutile e dannoso. Non riesce a comunicare niente e non può rientrare nemmeno nella categorie dei pensieri in libertà.
Questo post è completamente inutile e dannoso. Non riesce a comunicare niente e non può rientrare nemmeno nella categorie dei pensieri in libertà.
La giornata non è ancora finita ma è stata sorprendentemente densa di emozioni ed incontri. Tralasciando la primissima parte della giornata - ma anche no... - (tra discussioni, il caffè con un collega, le coincidenze e le figuracce saltate, nonché le scuse pubbliche di alcuni studenti)...
Ore 11 ca. Mi stavo avviando verso casa quando... ecco che vedo quella che ha tutta l'aria di una performance artistica nel fiume ma invece è il delirio (?) di una giovane donna che cerca di sciogliere il malocchio che le hanno fatto, raccogliendo rifiuti, ramoscelli secchi, erba, lattine e fogli di giornale inzuppati d'acqua. I 4 carabinieri - la polizia assiste - si allontanano con la volante, portando la bella bionda non a prendere il sospirato caffè ma all'ospedale.
Ore 15 ca. Salgo sull'autobus per tornare al lavoro. Sale una signora e mi chiede di sedersi. Mi alzo. Mi guarda e mi chiede se mia madre è grassa. Mi vuole regalare una gonna per mia madre. Rifiuto. Alla stazione scende e deposita la gonna su un muretto. Mi rendo conto allora che lei non porta la gonna ma un giubbino allacciato in vita.
Ore 17.30 ca. Finisco coi colleghi l'esame di un uditore straniero, proveniente dalla ex Jugoslavia, scappato durante la guerra. Ha lasciato un lavoro statale lì per studiare qui, dove il suo titolo nemmeno vale e si arrabatta per vivere facendo lavori "umili". Gli comunichiamo le votazioni. Ci ringrazia della disponibilità e della possibilità accordatagli. Non riesco a comunicare l'intensità delle sue parole, la sua forza interiore, la sua integrità morale, la sua forza. Una collega si emoziona.
(Ore 18.30 Incontro una vecchia amica, ormai conoscente, persa di vista da un pò e nella città trentina per lavoro. )
Mi sento svuotata per le troppe emozioni, per la varia e diversa umanità che oggi ha incrociato la mia strada e mi viene da piangere.
Anche se non ho capito niente, anche se non sono stata attenta, anche se ho sbagliato tutto e chissà che cosa ho perso... camminando assente e sbadata...
Grazie
sabato 17 maggio 2008
domenica 27 aprile 2008
A proposito di Grillo, dei giornalisti e dell'Italia....
Altro che libertà del web: i potenti ci sguazzano. Rodotà avverte: "La tecnologia illude di aprir porte, ma spesso chiude in stanze vuote"
Gli studiosi: democrazia diretta? Si rischia il populismo
ANNA MASERA
TORINO
La libertà è partecipazione, è il ritornello di una vecchia canzone di Giorgio Gaber. In quest’era digitale, ci si casca volentieri nella retorica tecno-entusiastica di Beppe Grillo sulla grande libertà di informazione e possibilità di partecipazione democratica resa possibile da Internet. O meglio dal «Web 2.0», termine di moda per definire quella rete sociale globale che celebra il trionfo dei «dilettanti» e dà l’illusione ai singoli cittadini di contare allo stesso livello dei governi e delle multinazionali, almeno online. Ma attenzione, avvertono gli studiosi del fenomeno, a non confondere le straordinarie potenzialità del mezzo con una conquista di e-democrazia, tutt’altro che raggiunta. Anzi: sempre più un miraggio.
«Il fenomeno Grillo in Italia» è una forma di «cyberpopulismo», democrazia plebiscitaria elettronica che trova in Internet uno strumento non meno adeguato della vecchia tivù, sostiene Carlo Formenti, autore di Cybersoviet (sottotitolo «Utopie postdemocratiche e nuovi media»). Secondo Formenti la retorica del Web 2.0 sta alimentando illusioni sulle prospettive della democrazia digitale. Grillo attribuisce ai nuovi media elettronici un ruolo rivoluzionario puntando sulla «postdemocrazia come utopia»: dove le decisioni non vengono prese a colpi di maggioranze o minoranze, ma all’unanimità, attraverso il convincimento reciproco e l’attribuzione di leadership nei confronti di chi si conquista la fiducia del gruppo. Ma attenzione: da una parte i blogger in vetrina riducono la sfera pubblica a sommatoria di conversazioni private e indeboliscono la capacità di influire sul sistema politico e mediatico. Dall’altra non ci sono garanzie di trasparenza, che deve essere «asimmetrica»: controllo dei governi che devono operare in una «casa di vetro», ma tutela per il diritto alla privacy dei cittadini.
I cybersoviet sono le comunità virtuali create dal popolo della rete. E di conseguenza la democratizzazione del Web 2.0 non prelude a una presa del potere dai parte dei produttori/consumatori, bensì «all'espropriazione capitalistica dell'intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini».
La tecnologia «dà l'illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi spesso ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave» avverte Stefano Rodotà, ex Garante per la privacy. Un esempio? The Economist cita la falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer: in cambio di questa promessa di accesso, subiamo la volontà di controllo di governi e aziende. «Il potere politico ed economico sa oggi infinitamente più cose sui cittadini di quante essi non ne sappiano sui potenti».
Dal Web 2.0 emergono nuove disuguaglianze, smentendo il mito di una nuova «giustizia distributiva»: il cosiddetto «digital divide» non si riferisce solo a chi ha e chi non ha accesso a Internet, ma alla stratificazione sociale che si crea fra differenti categorie di utenza: l’élite rispetto alla massa. «E’ ora di decostruire l’inganno del Web 2.0», sintetizza il teorico dei media australiano-olandese Geert Lovink, nella raccolta di interventi dal titolo «Web 2.0: Internet è cambiato. E voi?») di Vito di Bari. «Invece di celebrare i “dilettanti”, dobbiamo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i “dilettanti” (in maggioranza giovani) a diventare “professionisti”». Perché Beppe Grillo riempie le piazze, ma sono sempre troppo poche le voci che chiedono ai governi di adottare e applicare regole chiare e condivise per l’e-democrazia.
www.lastampa.it/masera
Gli studiosi: democrazia diretta? Si rischia il populismo
ANNA MASERA
TORINO
La libertà è partecipazione, è il ritornello di una vecchia canzone di Giorgio Gaber. In quest’era digitale, ci si casca volentieri nella retorica tecno-entusiastica di Beppe Grillo sulla grande libertà di informazione e possibilità di partecipazione democratica resa possibile da Internet. O meglio dal «Web 2.0», termine di moda per definire quella rete sociale globale che celebra il trionfo dei «dilettanti» e dà l’illusione ai singoli cittadini di contare allo stesso livello dei governi e delle multinazionali, almeno online. Ma attenzione, avvertono gli studiosi del fenomeno, a non confondere le straordinarie potenzialità del mezzo con una conquista di e-democrazia, tutt’altro che raggiunta. Anzi: sempre più un miraggio.
«Il fenomeno Grillo in Italia» è una forma di «cyberpopulismo», democrazia plebiscitaria elettronica che trova in Internet uno strumento non meno adeguato della vecchia tivù, sostiene Carlo Formenti, autore di Cybersoviet (sottotitolo «Utopie postdemocratiche e nuovi media»). Secondo Formenti la retorica del Web 2.0 sta alimentando illusioni sulle prospettive della democrazia digitale. Grillo attribuisce ai nuovi media elettronici un ruolo rivoluzionario puntando sulla «postdemocrazia come utopia»: dove le decisioni non vengono prese a colpi di maggioranze o minoranze, ma all’unanimità, attraverso il convincimento reciproco e l’attribuzione di leadership nei confronti di chi si conquista la fiducia del gruppo. Ma attenzione: da una parte i blogger in vetrina riducono la sfera pubblica a sommatoria di conversazioni private e indeboliscono la capacità di influire sul sistema politico e mediatico. Dall’altra non ci sono garanzie di trasparenza, che deve essere «asimmetrica»: controllo dei governi che devono operare in una «casa di vetro», ma tutela per il diritto alla privacy dei cittadini.
I cybersoviet sono le comunità virtuali create dal popolo della rete. E di conseguenza la democratizzazione del Web 2.0 non prelude a una presa del potere dai parte dei produttori/consumatori, bensì «all'espropriazione capitalistica dell'intelligenza collettiva generata dalla cooperazione spontanea e gratuita di milioni di donne e uomini».
La tecnologia «dà l'illusione di aprire le porte alla libertà, ma poi spesso ci si ritrova in stanze vuote chiuse a chiave» avverte Stefano Rodotà, ex Garante per la privacy. Un esempio? The Economist cita la falsa e-democrazia di un indirizzo Internet diponibile per comunicare con un premier, che in realtà collega i cittadini solo a un computer: in cambio di questa promessa di accesso, subiamo la volontà di controllo di governi e aziende. «Il potere politico ed economico sa oggi infinitamente più cose sui cittadini di quante essi non ne sappiano sui potenti».
Dal Web 2.0 emergono nuove disuguaglianze, smentendo il mito di una nuova «giustizia distributiva»: il cosiddetto «digital divide» non si riferisce solo a chi ha e chi non ha accesso a Internet, ma alla stratificazione sociale che si crea fra differenti categorie di utenza: l’élite rispetto alla massa. «E’ ora di decostruire l’inganno del Web 2.0», sintetizza il teorico dei media australiano-olandese Geert Lovink, nella raccolta di interventi dal titolo «Web 2.0: Internet è cambiato. E voi?») di Vito di Bari. «Invece di celebrare i “dilettanti”, dobbiamo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i “dilettanti” (in maggioranza giovani) a diventare “professionisti”». Perché Beppe Grillo riempie le piazze, ma sono sempre troppo poche le voci che chiedono ai governi di adottare e applicare regole chiare e condivise per l’e-democrazia.
www.lastampa.it/masera
domenica 20 aprile 2008
La paura è...

Questo è il periodo degli stupri... Non si sa perchè ma in alcuni periodi dell'anno sembrano aumentare... almeno così dice la televisione...
Prima era il periodo dei pirati della strada e prima ancora... non me lo ricordo più...
Forse non era importante...
Sono stanca di avere paura, di provare emozioni che non mi appartengono, schiavizzata e strumentalizzata.
Che cosa posso fare? Ci sono corazze pericolose, Vergini di Norimberga, spietate ed impercettibili...
Moriremo comunque ma almeno consapevoli.
Il pauroso non sa che cosa significa esser solo: dietro la sua poltrona c'è
sempre un nemico.
sempre un nemico.
Friedrich Nietzsche
venerdì 18 aprile 2008
Ha perso l'Italia
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